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Lettera.

Caro Babbo Natale,
quest’anno ho pensato in grande, nonostante mi senta piccola.
Quindi ti chiedo questo:

1- a quelli che non ci arrivano, regala una prolunga;
2- a chi perde tempo fai trovare quello di coloro che lasciano il tempo che trovano;
3- alle persone con la tosse, dona un biglietto per andare a teatro;
4- ai saliscendi fai prendere una direzione;
5- ai daltonici dona un udito sviluppato per distinguere tra Verdi e Rossini;
6- poi ci sono le donne: togli loro il NO affermativo e fai conoscere, almeno per una volta, quello negativo;
7-  al toporagno dona un’identità propria;
8- a chi gira i film, fa scoprire finalmente cosa c’è dietro;
9- a chi dorme e non piglia pesci, fai incontrare chi dorme perché non sa che pesci prendere

Per me invece, se possibile, vorrei una mappa della mia testa, con una freccia rossa, che dica “TU SEI QUI”. Che a forza di fare mente (bi)locale non trovo più l’uscita.

Tanto a Natale è il pensiero che conta, giusto?
Allora corriamo a nasconderci. E poi facciamo tana libera tutti.

©Gloria A 2015

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Sogni.

D’amore, lucidi, nel cassetto, ad occhi aperti, in una notte di mezza estate. E sta a te portarli dal reame al reale. Sono gli apostrofi a permetterti di fare la differenza: tra limitare i sogni e l’imitare i sogni, tra desistere e d’esistere, tra l’anormalità e la normalità.
Distinguiamoci quindi non per i segni, ma per i sogni particolari.

Sogni. S’ogni volta che avessimo avuto un chiodo fisso c’avessimo appeso il quadro della situazione, avremmo pareti dove l’odio su tela, il pentimento e la pittura a (s)tempera lascerebbero il posto allo sfumato, non il sogno, ma il contorno, per non definirne i limiti.

Sogniamo. S’ogni amo fosse stato detto a una persona invece che lanciato a un pesce, avremmo più principi e meno princìpi, più rospi da baciare e meno da ingoiare, più abbracci di ferro e meno braccio di ferro.

E sebbene io parli solo del più e del meno, qualche risposta la conosco:
– Penso, dunque so? No.
– Come vorrei morire? Dalla voglia.
– Alla resa dei conti? Conta chi resta.

E’ il momento di decisioni da cui farsi prendere, col sorriso, che è una scelta non di leggerezza, ma di coraggio.

E i sogni lasciamoli.

Ma non andare.

©Gloria A 2015

 

sogni

Mulini.

mulino

Avvento.

Evento rilevante, perché arriva, togliendo.

Come il vento.

Che mosso dai mulini disfa le facce lasciando scoperti i volti.

Di gente con la maschera ne è pieno il mondo. I veri supereroi sono coloro che mostrano il viso. E quello che sono.

Ti sei mai chiesto se ti sei dato abbastanza?  A te e a gli altri. Essere frenati dalla paura fa aumentare la distanza dalla felicità. E invece più vicino è un posto bellissimo.

E’ semplice: nella vita puoi scegliere tra le cose belle o quelle brutte, non c’è tempo per entrambe.
E poiché gli alberi ci fanno l’immenso favore di addossarsi le grandi seccature, prendi te stesso e ridici sopra. E sotto.
E ricordati che:
– a forza di dare tempo al tempo non ne rimane più per noi;
– siamo così concentrati a ritrovare la forma, che dimentichiamo la sostanza;
– anche se siamo fatti di carta possiamo volare come gli aerei.

E se sei confuso, scegli di fare la cosa più bella. Perché le cose belle, in realtà, non sono mai cose.

(foto scattata a Parigi, giugno 2008).