Mese: gennaio 2016

Scelte.

X: Che cosa prendi per essere felice?
Y: Decisioni. Le scelte non si dividono in giuste o sbagliate, ma in fatte o non fatte.
X: Poter scegliere è bello, ma essere scelti lo è ancora di più.
Conosci le istruzioni per l’oso?
Y: Lasciarsi andare invece di lasciar andare. E’ così che si va oltre. Ti serve qualcosa?
X: Si, che il prima e poi mi è scaduto nel frigo insieme agli yogurt.
E le vie di mezzo le hai mai viste?
Y: No. Ma una volta ho visto un 2 senza 3.
X: Forse dovremmo vivere ogni giorno come se fosse proprio quello che stiamo vivendo.
Y: O forse dovremmo prendere esempio dal cavolfiore: altro non è che un cavolo, che però ha aspirato a qualcosa di più bello.
A forza di concedere seconde possibilità si perde l’occasione di dare la prima a ciò che non conosciamo.
X: E se non c’è storia?
Y: Scrivila tu.

Siamo capaci di intendere e di volere.
Ma di volare?
Siamo capaci di volare?

©Gloria A 2016

Cauliflower

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-Mente.

Vivere il momento significa rimanere nel presente, ma occhio che finire a vivere il mo-mento è un attimo.
Franca-mente, Serena-mente, Chiara-mente…è rimasto qualcuno a dire la verità?
E tu credi davvero a tutto quello che ti racconti?
Se non ti senti bene parla più forte, ma poi ascoltati: essere pronti a rendersi conto è il primo passo.

Come con un sentimento. Un sentimento, uno intero. Che metà è solo senti. O peggio ancora, mento.
Donne sfatiamo questo mito: le dimensioni contano!
Quelle del cervello ad esempio, quelle del cuore soprattutto.
Sottotutto invece facciamo terapia d’arte e affidiamoci al bello, che se siamo davvero noi stessi siamo più di noi stessi.

Mettiamo lenti a contatto per  guardare oltre le apparenze e costruiamo un un mo(n)do nuovo:
– dove ridiamo di noi stessi prima che degli altri;
– dove in amore vince chi lo fa;
– dove il con-te-sto fa la differenza.

A volte basta seguire il giusto esempio: onesta-mente, sincera-mente e libera-mente.
Queste le tre divinità cui affidare la nostra materia, quella grigia. Per trasformarla in arcobaleno.

©Gloria A 2016

mondo

Porte.

E’ importante che la porta porti, altrove.
Da una parte, ad esempio, nell’ovunque: dove invece che sopportarsi, gli uomini si supportano a vicenda. Dove ogni giorno dal porto le navi partono per il mare aperto. Dove l’indifferenza si deporta e l’amore si importa.
Potrei continuare, ma mi fermo qui. Che a volte, chi si ferma non è perduto, ma semplicemente arrivato e sta cercando le chiavi per entrare.

Il problema con le porte è se bussa qualcuno. Ti senti pronto? Che rapporti vuoi?
E una volta aperto, dove andiamo? Al punto. Che è facile da scrivere, molto più difficile da mettere.
Ma è inutile chiudere porte se si continua a guardare dallo spioncino.

Se ci accontentiamo di poco tenderemo a darci ancora meno.
Arriva il momento in cui non ci basta più quello che non è e iniziamo a rimetterci in forma: smettiamo col tiro a indovinare e il tiro conclusioni affrettate e iniziamo ad allenare il cuore, che a usarlo, non si forma alcun acido, neanche quello lattico.

I portali servono a far andare le parole di pari passo con i fatti, altrimenti restano chiacchiere.
– Quindi dove andiamo?
– Al dunque.
E se ogni volta che chiudi una porta ti si apre un portone, cambia casa, che forse non è cosa. E lascia fare al caso.
Sono certa che abbia un piano per ognuno di noi.
E presto ce lo farà suonare.

©Gloria A 2016

porte 1